Cerco posti strani. trovo storie enormi.

Dove finiscono le guide, comincio io.

Francesca Dani

Esploratrice • Fotografa • Autrice

Benvenuti sul mio sito ufficiale, dove potrete scoprire i luoghi che esploro e tutti i progetti dedicati all’archeologia industriale, ai luoghi abbandonati e alle destinazioni più insolite del mondo. Qui troverete inoltre informazioni sulle collaborazioni, gli eventi, le attività  e le opportunità per lavorare insieme a me su progetti legati al viaggio, all’esplorazione e alla divulgazione.

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Scudo biologico superiore del reattore 3 di Chernobyl

Cosa sono i Capelli di Elena di Chernobyl?

Tra tutti i soprannomi nati dopo il disastro di Chernobyl, “Capelli di Elena” è probabilmente il più ingannevole. Fa pensare a una persona, ma Elena non è mai esistita. È il nome dato a un groviglio di canali del combustibile strappati e deformati dall’esplosione del reattore numero 4. Un soprannome sorprendentemente elegante per qualcosa che elegante non è mai stato.

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Distintivo "Ponte sul fiume Pripyat - Chernobyl 1988"

Il distintivo per la costruzione del ponte sul fiume Pripyat

Dopo l’incidente alla centrale nucleare di Chernobyl venne costruito il primo ponte sul fiume Pripyat in modo da collegare velocemente la nuova città di Slavutych al polo nucleare. Esiste una medaglia che venne rilasciata ai costruttori che dal 1986 al 1988 lavorarono nella zona di esclusione alla sua costruzione

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Centrale nucleare di Chernobyl

Piede di Elefante di Chernobyl: cos’è e dove si trova

Nascosto nei livelli inferiori del reattore 4 della centrale nucleare di Chernobyl si trova uno degli oggetti più celebri e allo stesso tempo meno conosciuti dell’intero disastro del 1986: il Piede di Elefante. Ancora oggi si trova all’interno dell’edificio del reattore distrutto, in un’area completamente inaccessibile, dove continua a essere monitorata dagli specialisti. Ma cos’è realmente il Piede di Elefante? Come si è formato?

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Dettaglio dal basso di un palo a Tokyo, con apparecchiature e un fitto groviglio di cavi contro il cielo azzurro.

Cavi elettrici in Giappone: il caos ha una spiegazione

Perché ci sono così tanti cavi elettrici in Giappone? A Tokyo basta alzare gli occhi per trovare grovigli che io fotografo con entusiasmo, mentre chi ci abita probabilmente preferirebbe vedere un po’ più di cielo. Dietro quel caos ci sono una rete cresciuta nel tempo, costi e cantieri: interrare tutto richiede qualcosa in più di una buona intenzione e una pala. E no, “è per i terremoti” non basta a spiegare la faccenda.

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